Nel 1921 l'industriale Modesto Boschi, accogliendo le suppliche della popolazione
di Colle prostrata dalla mancanza di lavoro, prese in affitto la Fabbrichina e
riaprì i forni.
L'anno dopo Boschi rilevò lo stabilimento della S.A.L.V.E. Sotto la sua direzione
l'attività delle due aziende colligiane riprese con tale impeto che poco dopo
l'industriale acquistò anche la Fabbrichina dove fino ad allora aveva operato
in affitto.
Modesto Boschi fece entrare tre operai nel Consiglio di Amministrazione e
consentì la nascita di una Commissione interna con cinque operai:
erano nate le Vetrerie Operaie Riunite Modesto Boschi.
Nel 1928 entrò a far parte del gruppo anche lo stabilimento fiorentino di via
Alamanni.
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Fino a tempi relativamente recenti per incartare gli oggetti in vetro si
impiegavano degli involucri di paglia che proteggevano perfettamente il
prodotto finito dagli urti durante il trasporto.
All'epoca della Fabbrica di Cristallerie e Vetrerie Schmid esisteva un reparto
apposito dove operavano le donne "impagliatrici" intendendo con questo termine
coloro che imballavano gli articoli di vetro con involucri di paglia.
All'epoca quel reparto era attiguo al vano del forno fusorio da un lato e al
magazzino dall'altro.
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La manodopera femminile a differenza di quello che succedeva in altri paesi
europei, era scarsamente impiegata nelle vetrerie italiane. A parte
l'impagliatura intesa in senso tradizionale ossia il rivestimento di articoli
in vetro verde, mansione tradizionalmente femminile, alle donne erano affidati
l'imballaggio delle merci e certe attività nei reparti di seconda lavorazione
come la molatura, la pulitura e la decorazione.