Primi segnali di crisi

Giovan Battista Schmid tenne salde le redini dell'azienda fino alla sua morte avvenuta nel 1885. Il duro contenzioso scatenatosi subito dopo tra gli eredi produsse un lungo periodo di instabilità che si concluse nel 1889 con la vendita dell'azienda ad Alfonso Nardi, industriale vetrario attivo nell'empolese.
Pochi anni prima era rimasta priva di una guida autorevole anche la Ferriera quando era scomparso l'altro pioniere dell'industria colligiana, Stefano Masson.
Sul finire dell'Ottocento l'intera attività industriale di Colle risultava paralizzata da una crisi profonda.
Le cause di questa regressione erano diverse e andavano ben oltre l'assenza di figure carismatiche: il mancato ammodernamento strutturale e stilistico, la carenza di manodopera qualificata, le deficitarie comunicazioni stradali e ferroviarie, la scarsa iniziativa industriale della ricca borghesia colligiana intimorita dai moti operai che stavano esplodendo anche a Colle Val d'Elsa.
Nel 1890 si registrò tuttavia la nascita di una nuova azienda.
La Società dei Lavoranti il Vetro Verde - una delle prime cooperative sorte in Italia - produceva fiaschi, oggetti di bufferia, flaconi da farmacia.
La parentesi del vetro verde durò pochissimo. Nel 1900 Arrigo Galganetti, l'industriale colligiano che aveva preso in affitto i locali, riconvertì la fabbrica destinandola alla produzione di lastre: proprio da allora l'azienda iniziò ad essere chiamata la "Fabbrichina".

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