Primi due decenni del Novecento: la crisi esplode

Le difficoltà nel settore del vetro esplosero nel primo decennio del Novecento.
Nel dicembre 1903 una controversia salariale tra Alfonso Nardi e alcuni maestri vetrai si trasformò in un lungo sciopero che ebbe risonanza nazionale e creò un clima molto teso in tutta la cittadina.
Il caso di Colle Val d'Elsa non rappresentò un'eccezione perché i conflitti interessarono quasi tutte le località vetrarie della penisola; dietro alle rivendicazioni salariali, ovunque si celava la preoccupazione per imminenti mutamenti epocali come il diffondersi anche in Italia della meccanizzazione.
All'estero, dove era già un fatto acquisito, la meccanizzazione aveva prodotto gravi problemi di disoccupazione e travolto il vecchio assetto del mondo vetrario e gli antichi privilegi di casta goduti fino ad allora dal maestro soffiatore.
Nel 1906 Nardi passò la mano cedendo l'azienda al trust Società Cristallerie e Vetrerie Riunite, il cartello in cui erano confluite quasi tutte le aziende italiane del vetro bianco grazie ai capitali della Banca Commerciale Italiana.
Come nelle altre fabbriche italiane del trust, la vertenza nei due stabilimenti colligiani riesplose e continuò tra aspri contrasti e produttività assai ridotta fino al 1911 quando essi cessarono l'attività. L'anno successivo venne chiuso anche il reparto di arrotatura, l'unico rimasto parzialmente attivo.

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