Dalla crisi delle Vetrerie Boschi alla configurazione attuale

La profonda crisi che colpì nei primi anni Cinquanta tutti i grandi complessi italiani del vetro soffiato e lavorato a mano travolse le Vetrerie Boschi che chiusero definitivamente nel 1953 lasciando cinquecento famiglie sul lastrico.
Intanto alcuni vetrai già attivi alle Vetrerie Boschi, ancor prima della definitiva chiusura degli stabilimenti avevano tentato l'avventura imprenditoriale fondando nel 1952 tre nuove aziende: la C.A.L.B., la V.I.T.A.C., la V.A.V.
Nei tre decenni successivi vi fu un vero e proprio terremoto con la nascita di nuove aziende, seguita spesso da repentini fallimenti, e ancora nuovi tentativi ed altre crisi.
Al censimento del 1961 risultavano attive sette industrie vetrarie e cinquantuno piccole molerie.
Un dato tipico del periodo, oltre alla grande instabilità delle nuove aziende, fu la tendenza a proporre articoli assai simili tra loro: come i modelli - bicchieri ma anche vasetti - con la goccia contenuta nella base piena o la realizzazione, comune ad alcune aziende, di colori insoliti come il rosa, l'ametista, il grigio acciaio.
Molti articoli usciti dalla V.A.V. in quel periodo sono realizzati in vetro dicroico che cambia colore a seconda della fonte di luce perché prodotto con una particolare miscela vetrosa definita "alessandrite".
Gli esemplari conservati quando sono illuminati da una fonte ad incandescenza sono di un color rosa-violetto che si trasforma in blu-verde se la fonte di luce è fluorescente.

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