La storia moderna dell'industria vetraria prese l'avvio nel 1820 con l'impianto di
una fabbrica di "cristalli" nella parte bassa di Colle Val d'Elsa, dentro i locali
del soppresso convento degli Agostiniani a fianco della chiesa omonima.
I soci fondatori erano tre, tutti non colligiani: l'industriale Leucci di Pisa,
il banchiere livornese Modigliani - finanziatori dell'impresa - e il vetraio francese
Francesco Mathis, socio d'opera e direttore della fornace.
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Svariati possono essere stati i motivi che spinsero i tre imprenditori a scegliere
proprio Colle Val d'Elsa: l'abbondanza di foreste per procurare la legna necessaria
alle fondite; la presenza dell'Elsa e del complesso delle gore per ricavare la forza
motrice utile nell'intaglio dei vetri; la vicinanza di vie di comunicazione in grado
di favorire l'approvvigionamento delle materie prime.
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La fornace, unica nel suo genere in Toscana, si distinse subito per i suoi "cristalli"
assai più sofisticati dell'utilitaristico vetro verde impagliato che usciva dalle altre
fornaci toscane.
La fabbrica possedeva anche un edificio attiguo dove gli articoli venivano arrotati cioè
rifiniti e decorati con l'intaglio.
I "cristalli" prodotti a Colle Val d'Elsa a quel tempo non contenevano ancora ossido di
piombo - l'ingrediente che dà alla miscela vetrosa la sua magica brillantezza e la totale
acromaticità - come invece già avveniva per i cristalli inglesi e per quelli
francesi.