Durante il X secolo a.C. il Mediterraneo orientale cominciò a uscire dalla precedente
epoca di barbarie.
Nei tre secoli successivi tra i nuovi popoli e regni che acquisirono importanza
ricordiamo i Frigi in Anatolia, i Greci nell'Egeo e i Fenici lungo il litorale
palestinese.
Nella valle del Tigri e dell'Eufrate l'impero degli Assiri presto assunse il
predominio in tutta l'Asia occidentale.
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In quel periodo grazie alle imprese commerciali e coloniali dei Greci e dei
Fenici, anche l'Italia e l'area mediterranea occidentale fecero il loro ingresso
nel mondo civilizzato.
Tale rinascita politica e commerciale portò ad un vigoroso sviluppo delle arti e
dei mestieri, compresa l'industria vetraria.
La fabbricazione dei recipienti fu ripresa dagli artigiani della Mesopotamia e
più tardi della Siria, che ricominciarono la produzione di vasi a nucleo
friabile.
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Mentre le forme differivano da quelle dell'Età del Bronzo, le tecniche e la
maggior parte dei colori erano rimasti quasi immutati.
La produzione siriana o fenicia del tardo VIII e VI secolo, portò
alla creazione nel corso del secolo successivo, di contenitori a nucleo
friabile riproducenti le forme della ceramica greca.
Tale innovazione influenzò l'industria vetraria dal VI al II secolo a.C.
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I vetrai della costa fenicia e dell'Assiria producevano ampolle per profumi e
unguenti, piastre d'avorio intagliate, pannelli ornati con intarsi di vetro
policromo, ma anche suppellettili da tavola monocrome di colore verde pallido
(dovuto a decolorazione incompleta), o incolori o colorate intenzionalmente.
Diffuse in questa epoca, erano anche le coppe emisferiche e alcune fiaschette
con le pareti spesse, colorate in diverse tonalità di verde e di misura e forma
variabili.
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Le migrazioni verso ovest degli artigiani del Mediterraneo orientale portarono alla
diffusione delle tecniche di produzione presso le culture dell'Età del ferro della
Jugoslavia, dell'Austria meridionale e dell'Italia.
Le popolazioni dell'alta Austria usavano perline di vetro, fibule e coppette con
striature a zigzag, ottenute con la tecnica della marmorizzazione.
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Allo stesso periodo appartengono perline, fibule e una serie di vasi fabbricati
con la tecnica a nucleo friabile rinvenuti soltanto in insediamenti etruschi
dell'Italia centrale.
Il vetro continuava ad essere un bene relativamente costoso e raro, un sostituto
o un'alternativa ad altri materiali naturali o artificiali.
Le tecniche maggiormente utilizzate in questo periodo erano quelle a nucleo
friabile e a verga, la colatura in stampi aperti o chiusi, mentre la tecnica
musiva quasi scomparve.
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L'innovazione principale riguardò l'impiego di vetro grezzo, spesso e incolore che
veniva colato in stampi, molato, levigato e intagliato fino ad ottenere recipienti di
notevole qualità.
Gli oggetti caratteristici di questo periodo sono le ampolle, fabbricate con la tecnica
del nucleo friabile.
Esse ricalcano le forme tipiche dei contemporanei vasi greci in ceramica.
Molti di questi esemplari, trovati nelle sepolture, facevano parte del corredo funerario,
e contenevano oli, balsami e profumi.
Con la tecnica della verga metallica, venivano fabbricati dei piccoli contenitori a forma
di scatola cilindrica o quadrangolare, per la conservazione della kohl (polvere cosmetica
nera usata per colorare i contorni degli occhi), decorati con fili vitrei e gocce di vetro
policromo.
Sono state trovate poi coloratissime perline e pendenti, attribuiti ai fenici o ai
Cartaginesi, ma prodotte in tutto il mediterraneo con la tecnica a verga.
Tuttavia la più significativa evoluzione tecnica si deve ai persiani che produssero
coppe perfette, fuse e intagliate, di vetro incolore o verdastro, che rispecchiavano
per forma e disegno la contemporanea produzione in argento e bronzo.