Verso i primi del secolo scorso, alcuni francesi della
famiglia Mathis originaria
dell'Alsazia Lorena comprano in Colle una parte dell'antico convento degli Agostiniani
e vi fondano una modesta vetreria, esattamente nello stesso luogo dove oggi ha sede
il Museo del Cristallo di Colle di Val d'Elsa.
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La scelta di questa iniziativa cade sulla "città di Arnolfo" per via
dei numerosi boschi esistenti nei dintorni e per la possibilità di reperire nelle
vicine terre il quarzo, il manganese ed il bario che occorrono per la produzione del
vetro.
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Al posto della potassa viene adoperata la cenere ricavata dalla combustione del legname
che occorre in quantità copiosa.
Vi si aggiunge poi anche il marmo della vicina "montagnola senese" per ottenere
un prodotto lucente e pregiato.
La manodopera specializzata è tutta francese: ai maestri vetrai è fornito
vitto ed alloggio, oltre ad una elevata paga quotidiana.
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I Mathis, sfortunati commercianti, falliscono nella loro impresa e l'industria viene
rilevata verso la metà del secolo scorso dal Sig. Schmid il quale vi introduce
per conoscenza pregressa la fabbricazione del cristallo che in pochi anni acquista
grande rinomanza.
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Tra gli altri meriti si deve attribuire all'industriale tedesco quello di avere
istruito delle maestranze colligiane le quali prendono ben presto il posto di quelle
straniere, guadagnandosi ovunque nel mondo la più alta stima professionale.
La merce prodotta dalla
"Fabbrica di Cristalli Giov. Batt. Schmid" è
apprezzatissima per la bellezza del materiale che risulta dalla composizione di varie
sostanze di cui il bavarese conosce il segreto e si diffonde in tutti i mercati nazionali
ed esteri.
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Alla morte dello Schmid l'industria attraversa un periodo di decadenza; ripresa nel 1917
dal Cav. Alfonso Nardi, ritrova ben presto il suo prestigio.
Nel 1921 le due fabbriche di vetro allora esistenti: la "Elsana" e la
"Fabbrichina", di proprietà della Filippo Lepri & C., si fondono
in un unico complesso sotto la sapiente guida del colligiano Modesto Boschi che conduce
la sua azienda ai più alti successi commerciali.
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Nel periodo di maggiore floridità la vetreria Boschi giunge ad occupare
più di 500 operai; poi per varie e complesse ragioni, entra in una crisi profonda
che si conclude con la definitiva chiusura.
Dal disgregamento della Boschi sorgono vari stabilimenti grazie all'intraprendenza e allo
spirito di iniziativa di alcuni colligiani che avevano prestato opera in quella azienda.